Jenny Offill – Le cose che restano

22 Lug

Jenny-Offill-Le-cose-che-restanoHo aspettato molto a lungo prima di scrivere questa recensione. Volevo vedere quali sono davvero le cose che restano dopo la lettura di un libro come questo. E alla fine resta la dolcezza della piccola Grace Davittt, divisa tra un padre scienziato e una mamma con la testa tra le nuvole, anzi, proiettata nello spazio aperto. Resta la sensazione di aver letto una storia dolorosa, importante, ben costruita. Restano indelebili certe scene, certe riflessioni, certi personaggi.

Dopo Sembrava una felicità, Jenny Offill riesce a regalarci un altro romanzo sull’amore e sulla perdita, stavolta facendolo narrare da una bambina di otto anni che vede sgretolarsi la sua famiglia un po’ folle.

Immaginate una gamba, ossa che si uniscono ad altre ossa tramite un’articolazione. Ossa diverse, ma che assieme funzionano alla perfezione. Andando avanti, però, delle microfratture spezzano questa unione. La rotula cede, non riusciamo più a camminare, rischiamo di cadere a ogni passo. È quello che succede alla famiglia di Grace quando i genitori si allontanano, ma è anche ciò che accade nella testa della madre, che perde l’equilibrio tra fantasia e follia.

Leggendo quello che dice alla figlia, si è sempre incerti se adorarla perché riesce a regalare a Grace la capacità di sognare e di vivere avventure fantastiche oppure se essere terrorizzati dalla sua mancanza di tatto e di responsabilità. Quest’ultimo pensiero tende ad avere il sopravvento con il susseguirsi degli eventi, e a tratti mi ha ricordato un po’ Ingannevole è il cuore più di ogni cosa (il film, perché il libro di J.T. Leroy non ho ancora avuto il coraggio di leggerlo, dopo aver affrontato il suo Sarah). Senza violenze fisiche, d’accordo, ma è innegabile che una madre capace di lasciarti da sola per strada o di sparire nel nulla senza avvisare nessuno un po’ di paura la faccia.

Ma se poi si sdraia accanto a te la notte per scacciare l’uomo nero, ti insegna la storia dell’universo e le leggende africane, seppellisce con te una capsula del tempo e ti racconta quelle verità che di solito gli adulti liquidano con un «quando sarai più grande capirai», non si può nemmeno dire che sia una cattiva madre. Soprattutto se ti ama più di ogni altra cosa al mondo. Soprattutto se sei l’unica cosa che la tiene ancorata a terra. A me i personaggi un po’ fuori dal mondo piacciono da morire, e quindi la signora Davitt mi ha affascinata. Ma ho provato un’incredibile empatia anche per il padre, che la ama e arranca per starle dietro e per arginare i danni che lei rischia di combinare. E ovviamente ho amato l’ingenuità e la vulnerabilità di Grace. Ottima la traduzione di Gioia Guerzoni, che rende giustizia alla sua voce infantile ma saggia.

I genitori della bambina sono come il giorno e la notte, e forse proprio per questo sono riusciti a stare insieme tanto a lungo: si compensano. Ma non appena qualcosa si spezza, è impossibile riuscire a ricomporre la frattura. L’unica cosa che si può fare è prenderne atto, anche se sei una bambina di otto anni che vorrebbe essere normale senza però rinunciare alle persone che ama.

Alla fine, le cose che restano sono anche quelle che se ne stanno lì mentre noi andiamo avanti con la nostra vita.

Jenny Offill, Le cose che restano
titolo originale: Last Things
traduzione di Gioia Guerzoni
NNEditore, 2016
235 pagine, 17€
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