Michele Mari – Verderame

5 Gen

verderaeÈ il secondo libro di Michele Mari che leggo e il secondo che finisce dritto dritto su questo blog (il primo era Tu, sanguinosa infanzia). Ok, non proprio dritto dritto, ché ho finito di leggerlo un paio di settimane fa ma solo ora trovo il tempo di recensirlo, di scrivere due parole su quanto è meraviglioso e unico.

«Dentro di me lo chiamavo l’uomo del verderame […]»: ecco come facciamo la conoscenza di Felice, un contadino vero, che parla solo in dialetto strettissimo (quando non parla in francese, ma questo lo vedremo più avanti) e spaventa un po’ il piccolo Michelìn, giovane e saggio narratore, amante di Lovecraft e Poe, finissimo analista e coraggioso avventuriero.

Felice è da sempre alle dipendenze dei nonni di Michelìn, che passa l’estate da loro sulle rive del lago Maggiore. Ecco, un avvertimento, prima di tutto: se non capite assolutamente il dialetto “lombardo” lasciate perdere questo libro (in realtà sarebbe varesotto, credo, ma comunque se conoscete un qualsiasi dialetto nordico immagino che riusciate a capire i dialoghi, io non sono lombarda ma li ho capiti). Perché Felice parla soltanto in dialetto, le sue battute di dialogo non vengono tradotte e sono anche piuttosto fondamentali per la comprensione della storia. Eppure certe volte gli affiorano alle labbra frasi in perfetto francese, soprattutto quando tocca certe cose. Invecchiando sta perdendo la memoria, e Michelìn si mette in testa di aiutarlo, prima corredandolo di oggetti e cartelli per fargli tornare in mente le parole che gli sfuggono, poi indagando sul suo misterioso passato. Sì, perché nessuno in paese sa nulla di Felice, della sua infanzia, e lui stesso non ricorda i suoi genitori né come è finito a lavorare in quella villa.

In un viaggio avventuroso tra partigiani, russi, francesi, lumache, bottiglie misteriose, verderame e ricordi spezzettati, Mari ci racconta una storia affascinante e dai toni quasi onirici, usando un linguaggio forbito ma allo stesso tempo ironico; preciso ma avvolgente, colto e familiare insieme, nello stile unico che gli è congeniale. Forse l’incipit può spaventare, ma non fermatevi, vi prego, andate avanti. Quando si entra nel mondo di Michele Mari si sa che non si potrà uscirne indenni: la sua capacità di costruire intrecci, di spiegarci l’ovvio da un’angolazione inedita, di illustrare le tenerezze dell’animo umano, di creare personaggi vividi e sfaccettati, di stupirci a ogni pagina è davvero incredibile.

Felice e Michelìn sono due personaggi per tanti versi opposti: l’uno un povero e vecchio contadino, la cui unica saggezza risiede nel lavoro delle sue mani, l’altro un piccolo lettore vorace e benestante, con un grande cuore che gli impedisce di restare indifferente di fronte allo smembrarsi della memoria di un uomo che gli provoca uno di quei terrori affascinanti di cui non si può fare a meno.

Svelarvi troppo riguardo alla storia significherebbe rovinare il gioco di incastri e scoperte che Mari è riuscito a creare: per stavolta dovrete fidarvi, e abbandonarvi alla penna sapiente di un autore davvero straordinario.

Michele Mari, Verderame
Einaudi 2007
164 pagine, 18€
Acquista su Amazon

 

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: