Liz Moore – Il peso

13 Ago

coverQuesto libro mi ha fatto male. Comincio così, perché poi ne parlerò solo bene ed è meglio mettere in chiaro da subito che non è un romanzo da spiaggia, un passatempo così tanto per aver qualcosa per le mani.

Le storie sono due, parallele: Arthur Opp è ricco, enormemente grasso e non esce di casa da dieci anni. Kel Keller è un ragazzo che è dovuto crescere troppo in fretta e si barcamena tra la scuola, il baseball, le ragazze e la madre alcolizzata e depressa. È proprio quest’ultima il filo sottilissimo che collega i due: Charlene è la mamma di Kel e vent’anni prima, all’università, era alunna di Arthur ed è tuttora in contatto con lui tramite lettera.

Ecco, la trama è tutta qui, in queste due vite diversissime eppure unite da una solitudine profonda. Quella di Arthur è più “classica”: non vede nessuno, sente soltanto Charlene per lettera, si fa portare a casa tutto ciò di cui ha bisogno e passa il tempo a mangiare. Non è depresso, ma è solo. Finché una telefonata di Charlene non lo illude di poterla rivedere, e allora assume una donna perché faccia pulizia nella sua immensa casa lasciata a se stessa. Entra nella sua vita la dolce Yolanda, con tutti i suoi problemi di ragazza giovane e incasinata. Anche solo questo minimo contatto umano risveglia in Arthur una gioia che credeva di non poter provare mai più: ecco, Arthur è un personaggio di una delicatezza infinita, di una tenerezza sincera e un po’ imbranata che tocca nel profondo.

Kel, invece, deve fare i conti con tutti i problemi che gli causa la madre. Quando torna a casa e trova sulla sua porta il biglietto “Non entrare. Chiama la polizia”, il ragazzo entra in una crisi profonda, va alla ricerca del padre, si mette nei guai, si lascia sfuggire delle occasioni importanti, cade sempre più in basso, e solo l’amore per una sua compagna gli impedisce di affondare del tutto.

Arthur e Kel ci parlano in prima persona di due solitudini, due depressioni raccontate con schiettezza, senza tentativi di giustificazione. Sono responsabili delle proprie azioni, ma sono anche talmente dolci che viene da prenderli tra le braccia, da rassicurarli che andrà tutto bene, anche quando sembra che in effetti non possa andar bene davvero. Il peso è quello di Arthur, che non riesce nemmeno più a salire le scale di casa, ma è anche un peso interiore, che ci fa credere di non poter affrontare quello che ci fa paura. E invece siamo più forti di quel che crediamo, sempre.

Nella bella traduzione di Ada Arduini, Liz Moore ci fa conoscere due storie che rimangono nel cuore, due storie bellissime di due persone fragili ma coraggiose (e uso consapevolmente “persone” al posto di “personaggi”), e il lieto fine non è una sdolcinatezza scontata, ma solo la pura e semplice speranza.

Liz Moore, Il peso
titolo originale: The Heft
traduzione di Ada Arduini

Neri Pozza 2012
351 pagine, 17€
Acquista su Amazon

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