Viola Di Grado – Settanta acrilico trenta lana

11 Lug

Per fortuna guardo le foto degli autori solo dopo aver iniziato i libri, perché altrimenti questa Viola Di Grado con i suoi rossetti scuri e i vestiti pomposi e l’aria di una che se la tira un sacco non so se l’avrei letta. Che poi ha solo due o tre anni in meno di me, e abbiamo frequentato la stessa università, quindi magari l’ho anche incrociata qualche volta nei corridoi, chissà. Devo chiedere ai miei compagni che studiavano cinese.

Ma non divaghiamo, perché se mi fossi bloccata alle apparenze – io che non sono certo una fashion victim – e non avessi letto questo libro non sarei certo qui a parlarne, e sarebbe stato un gran peccato.

Quando ho letto il nome della protagonista, bam!¸un flash. Camelia, il nome di una delle mie bambole di quand’ero piccolissima, quella tutta rugosa e accartocciata per assomigliare a una neonata anatomicamente corretta. Camelia, un nome strano scelto da una bambina così piccola, eppure io credevo che fosse il nome della pianta con i fiori bianchi davanti alla mia finestra. Che invece è una magnolia, ho scoperto poi. Chissà, forse quella camelia di Dumasiana memoria era spuntata per via degli infiniti libri che ho sempre trovato sparpagliati in casa. Ma comunque, magnolia, camelia, viola, che differenza fa? A me i fiori non piacciono, anche se non arrivo a frantumarli sotto gli anfibi o a decapitarli come la Camelia di questo romanzo. Ma lei un motivo ce l’ha, perché le ricordano i fiori del funerale di suo padre, quel padre che è morto in macchina con la sua amante, lasciando Camelia e la madre in un abisso di disperazione senza parole e portandosi dietro ogni speranza di felicità.

Il padre è caduto in un fossato, un buco, e i buchi ossessionano le due sopravvissute, le due morte in vita, perché è questo che sono: Camelia e sua madre vivono rinchiuse, non vedono nessuno e non badano a nulla, parlano a sguardi, una si veste con abiti trovati nei cassonetti, l’altra non si disturba neppure a cambiarsi. Sono anche loro cadute in un buco, una voragine che si è mangiata tutte le parole e i sorrisi e la bellezza.

Eppure Camelia la spinta di ricominciare a vivere la sente, vuole che finisca quell’inverno interminabile in una via orribile e sporca di Leeds, e quando arriva Wen che incomincia a insegnarle il cinese si apre uno squarcio di speranza nei suoi vestiti sbagliati. “Ma questa non è una storia d’amore, anche se vorrebbe tanto esserlo”, e così dopo Wen arriva il suo fratello semi-ritardato Jimmy, e il vortice di dolore non si placa.

La cosa stupefacente di questo romanzo d’esordio non è tanto la trama quanto lo stile che ti succhia il sangue dalle vene, ti lascia a occhi spalancati, ti fa male, ti centrifuga e poi ti sputa. Il finale mi ha lasciata un attimino incredula, le foto e le interviste dell’autrice mi fanno aggrottare la fronte, ma la sua scrittura mi ha conquistata. In fondo è questo che conta, no?

Viola Di Grado è una scrittrice eccentrica e mai banale, riesce a scovare le parole perfette per esprimere il dolore e il silenzio e l’assurdità e poi le cuce insieme come uno dei vestiti di Camelia, con le maniche sul petto o uno squarcio a forma di banana sulla pancia o i bottoni nei posti sbagliati. Scrive come vorrei essere capace di scrivere io, e si beve d’un fiato come una pozione avvelenata.

E se non mi credete né vi fidate dei premi che ha vinto, aprite questo libro e lasciatevene ossessionare.

Viola Di Grado, Settanta acrilico trenta lana
e/o, 2011

190 pagine, 9€
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4 Risposte to “Viola Di Grado – Settanta acrilico trenta lana”

  1. lisecharmel luglio 11, 2013 a 3:38 pm #

    l’ho letto l’estate scorsa. ho adorato lo stile, ma la trama per me è un no gigante. è come se cercasse con lo stile di sopperire alla totale mancanza di idee. peccato.
    (ovviamente il mio parere è personale!)

    • thais.siciliano luglio 12, 2013 a 10:24 am #

      Anche il mio è personale, ci mancherebbe 🙂 a me la trama non è dispiaciuta, o meglio, è partita da un buono spunto, poi in effetti si è un po’ persa e il finale lascia un po’ a desiderare…

  2. Lorenzo luglio 21, 2013 a 8:53 am #

    Recensione interessante e splendido blog: complimenti.

    Un’autrice che non conoscevo.
    La cosa paradossale è che ho trovato la traduzione inglese di questo libro – Europa Editons – in un charity shop di Abingdon-on-Thames, dove vivo da qualche anno. Chi ce l’avrà portata?

    Fa sempre piacere vedere scrittori italiani tradotti in UK (e così rapidamente!) considerando che gran parte della ‘letteratura continentale’ contemporanea qui viene vista con scarso interesse e sospetto. Leggerò il libro in italiano, prima o poi. Grazie!

    • thais.siciliano luglio 21, 2013 a 9:31 am #

      Hai ragione, è raro che succeda, ed evidentemente ne vale la pena 🙂 spero che ti piaccia, quando lo leggerai fammi sapere!

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