Alberto Fuguet – Missing

30 Mag

Mi piacerebbe leggere la mia vita e vedere dove mi sono perso.

I libri vanno letti quando arriva il loro momento. Missing mi aspettava sullo scaffale da mesi, sapevo già che mi sarebbe piaciuto ma prima di aprirlo ho aspettato che mi chiamasse, che si rivolgesse proprio a me.

E quindi l’ho letto ora che sto per fuggire, che devo fuggire. Con la speranza un po’ che mi cerchino e un po’ che non mi trovino mai. Sparire è un suicidio sociale, dice Fuguet. Elimini tutti quelli che hai intorno, crei il vuoto, ti perdi, perdi la tua vita e le tue abitudini, nella speranza di ritrovare il vero te stesso. Per riuscirci devi evadere dalla gabbia di un padre padrone che ti disapprova, che disprezza tutto ciò che fai e che sei, e imparare a rendere conto solo a te stesso.

Dicono che il tempo aggiusti tutto; io credo che sia il dimenticare, dimenticarsi di proposito, senza volere, o entrambe le cose ma dimenticare, dimenticarsi, finché non fa più male.

Questa è la storia di Carlos, lo zio dell’autore, e non è un romanzo né un saggio né un diario né un memoir, ma un collage di dialoghi, monologhi, interviste, riflessioni, reportage, pensieri, dubbi. Un libro composito per raccontare una storia che vale la pena di essere ascoltata.

Carlos è la pecora nera della famiglia, il figlio disgraziato, uno che “è stato condannato, fin dall’inizio, a scomparire dalla famiglia prima degli altri”. Non un desaparecido per motivi politici, semplicemente missing, perdido per scelta, per necessità. Fra la casa paterna e il carcere Carlos non è mai stato veramente libero finché non si è allontanato da tutto e tutti. Impossibile essere se stessi con i propri genitori. Così Carlos fugge, si lascia tutti alle spalle e va alla deriva in un mondo di motel, cadillac, prostitute, alcool, lavori instabili e solitudine assoluta. Ma il tempo passa e le necessità cambiano, quella che per un ragazzo è un’avventura per un vecchio diventa una vita triste e squallida.

sono passato dall’essere sul punto di diventare qualcuno
a diventare qualcuno che
è sempre stato sul punto di.

Carlos si trova lacerato tra due paesi, strappato dal Cile e trasferito in America quando è ancora un ragazzo, ma dopo lo spaesamento iniziale diventa americano in tutto e per tutto e non si sente più a suo agio con le proprie origini. Fa il militare, frequenta giovani americani, si compra una macchina, vive da vero gringo. E quando parla mescola spagnolo e inglese come chi non ha una lingua propria ed è condannato a esprimersi con quelle altrui.

Quando Carlos prende la parola, o meglio, quando Alberto Fuguet si sostituisce a Carlos per ripercorrere la sua vita e i suoi pensieri, è un fuoco d’artificio che ti scivola dentro prima di esploderti nello stomaco, un poema straziante in versi liberi che fa annuire a ogni pagina. So come ti sei sentito, Carlos.

E il nipote Alberto, che ci consegna questa storia, prova per quel suo strano zio che conosce così poco un miscuglio di amore e odio, repulsione e attrazione, ammirazione e pena. Un’ossessione di cui può liberarsi solo scrivendo. Solo così si può creare un personaggio memorabile: ritrovando un essere umano che si è perso. Ma Carlos non è un eroe, è un uomo normale che vuole vivere la sua vita fuori dalla gabbia, come tutti.

E Alberto oltre a Carlos ritrova se stesso, il legame con le proprie radici, finalmente riesce ad avere un rapporto decente con il padre (con il nonno no, è troppo tardi, ed era un uomo troppo rancoroso, detestabile, per volerci anche solo provare). E dopo essersi ritrovato, per raccontare la storia di suo zio, per entrargli sottopelle, deve perdersi anche lui. Perdersi fa paura, ma a volte è catartico.

So che la mia recensione è solo un guazzabuglio di impressioni slegate tra loro. Ma questo libro mi ha lasciato dentro talmente tante emozioni contrastanti, talmente tanta comprensione e tristezza e consapevolezza, che non credo di riuscire a fare di meglio.

Posso solo dire che pagina dopo pagina mi è venuta una voglia insopprimibile di imbarcarmi nell’impresa di leggere la Recherche di Proust. Credo che un libro che riesce a ispirarti una cosa del genere, senza neppure nominarlo una volta, Proust, perché non c’entra niente, debba per forza essere un gran libro, intenso, significativo.

A questo ci dedichiamo noi scrittori: ad aprire ferite.

Bravo, Alberto, ce l’hai fatta. Leggete la storia di Carlos, perché prima o poi tutti hanno bisogno di fuggire da qualcosa.

Alberto Fuguet, Missing
traduzione di Chiara Muzzi
titolo originale: Missing (una investigación)
la Nuova frontiera, 2012
387 pagine, 19

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2 Risposte to “Alberto Fuguet – Missing”

  1. Godot giugno 2, 2013 a 9:58 pm #

    Da quanto scrivi sembra un libro molto bello! Mi sa che domani vado a dare un’occhiata in libreria! Grazie!

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