Arianna Gasbarro – Alice in gabbia

21 Mag

Anche se siamo coetanee, la mia situazione lavorativa è al momento molto diversa da quella di Alice, la protagonista di questo romanzo. Lei, secondo tutti tranne suo nonno, “ce l’ha fatta”: ha un contratto a tempo indeterminato in una piccola azienda, un fidanzato che ama e uno stipendio che le permette di iniziare a programmare un futuro.

Il problema è che ad Alice questa vita non piace proprio. Tutti i giorni le stesse facce, gli stessi posti, le stesse azioni: la routine la uccide, e lei si ritrova a invidiare l’ex compagna di classe che ha sfondato sfruttando la bellezza anziché il cervello. E invidia anche le papere nel torrente dietro la ditta, perché si godono ogni attimo di vita mentre lei è intrappolata in un lavoro inutile che non la appassiona e mortifica il suo intelletto.
Non c’è una vera e propria trama, si tratta semplicemente dello sfogo di una ragazza che ha quello che molti desiderano ma che si rende conto che tutto questo non fa per lei: perdersi la parte migliore della propria vita un giorno dopo l’altro, chiusa in un ufficio con persone che le danno sui nervi, con un capo idiota e l’eterna maledizione del badge.

Alice ha sempre voluto dipingere, ma si è lasciata incastrare dal corso degli eventi: prima la laurea, poi i master a Londra, e ora un impiego sicuro. Quello che tutti i genitori sperano per i propri figli. Eppure qualcosa non va, e Alice sta per esplodere, per dare retta al demonietto che le sbatte in faccia la verità: lei lì non ci vuole proprio stare.

A quanto ho capito dalla biografia dell’autrice, la storia è almeno in parte autobiografica. Le riflessioni di Alice, per quanto possano magari fare rabbia a chi un contratto così lo sogna di notte, sono perfettamente condivisibili. Che senso ha vivere frustrati, dietro le sbarre, perdendosi ogni ora di sole per farsi stendere dall’aria condizionata sparata sulla schiena, insoddisfatti e tristi? Non sarebbe meglio seguire i propri sogni, per quanto rischino di farci vivere sotto un ponte?

Ho trovato molto apprezzabile lo stile di questa giovane autrice, le sue frasi mi sono parse originali e ben costruite. Tra quelle che ho apprezzato di più:

Ero d’un umore corvino mentre accucciata sul mio quaderno convertivo in segni i crampi della mia isteria.

L’edizione Miraggi, oltre alla copertina come loro solito molto particolare, con una sovraccoperta in carta da pacco che lascia intravvedere la vera copertina attraverso un buco, è ben curata: si vede che ci tengono ai loro libri.

L’unica pecca del romanzo, se così si può chiamare visto che certamente è voluta, è l’assenza di una vera e propria trama: il fidanzato è solo nominato, i colleghi sono più un contorno che altro, il capufficio delineato con poche (ma precise) pennellate, e in fondo non succede nulla: assistiamo semplicemente ai pensieri di Alice, che ci racconta la sua storia lavorativa. Ecco, avrei solo voluto conoscerla meglio, questa Alice, al di fuori del lavoro, perché mi sarebbe piaciuto saperne di più su di lei. In ogni caso, nessuno meglio di lei stessa può raccontare quello che prova seduta tutto il giorno in ufficio con i soliti colleghi:

Detesto questo mio essere diversa da loro, odio percepire l’assurdità, l’incongruità di un vivere simile. Odio questo mio perenne affanno, la mia sete di vita, il mio entusiasmo nella scoperta, la mia sete di esplorazione, la gioia di viaggiare e crescere e accrescermi. Vorrei essere come loro, sedare questa costante inquietudine e arrendermi alla vita.

Insomma, mi è piaciuto molto e mi sono ritrovata nei suoi pensieri, mi ha fatto venire voglia di alzarmi e uscire di casa per godermi il sole.

Arianna Gasbarro, Alice in gabbia
Miraggi 2010
128 pagine, 12€
Acquista su Amazon

 

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Una Risposta to “Arianna Gasbarro – Alice in gabbia”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Uscire dalla gabbia: nulla di utopico. | Seme di salute - giugno 25, 2013

    […] vivendo una vita che non gli appartiene, che gli sta stretta, che non fa per lui / lei. Come la Alice ritratta da Arianna Gasbarro, le cui riflessioni, secondo le parole de La traduttrice editoriale “per quanto possano […]

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