Dino Buzzati – Il deserto dei Tartari

1 Mag

il-deserto-dei-tartariCome si fa a scrivere un romanzo di duecento pagine in cui non succede assolutamente niente? Qualcosina dovrà pur accadere, dai, anche solo un piccolo evento, una smagliatura nello scorrere dei giorni del protagonista, un’apparizione, un incontro, un pensiero ribelle. E invece no. Nel Deserto dei Tartari non succede assolutamente niente.

E allora perché è un libro bello? Perché quello che Buzzati fa succedere è che piano piano ci accorgiamo che questo libro parla direttamente a noi. Il tenente Drogo, inviato a prestare servizio nell’isolata e ormai inutile Fortezza Bastiani, a sorvegliare un deserto da cui non arriva mai alcun nemico, vive nell’attesa della guerra, dell’azione, del giorno in cui finalmente potrà farsi valere. Anche quando potrebbe andarsene, rimane invischiato nell’abitudine di aspettare, di sperare che all’orizzonte compaiano finalmente dei puntini neri in movimento.

È giovane, ha la sensazione che prima o poi qualcosa succederà, che il suo giorno arriverà, che sarà valsa la pena di aspettare. Il tempo davanti a lui sembra lunghissimo, è appena ventenne, la vita gli si stende davanti ricca di possibilità ancora intatte. Ma il tempo scorre inesorabile, ingannato dalla sfilza di giorni indistinguibili l’uno dall’altro, e poi all’improvviso accelera, accelera, finché Drogo si accorge di aver sprecato tutta la propria vita nell’attesa di qualcosa. E questo qualcosa arriverà, finalmente, ecco, è il grande momento tanto atteso… Ma è troppo tardi. Drogo ha aspettato troppo.

Questo libro mi ha lasciato addosso un’angoscia inesprimibile, mi ha straziato il cuore, mi ha fatta riflettere su quanto sia vero che il tempo scorre mentre noi ce ne stiamo qui nella convinzione che un giorno succederà qualcosa, un giorno comincerà la vita vera, e intanto la vita vera se ne sta andando e non ce ne accorgiamo neppure. Aspettare è un cancro all’anima.

Purtroppo egli non si sente gran che cambiato, il tempo è fuggito tanto velocemente che l’animo non è riuscito a invecchiare.

Di solitto non amo molto i romanzi in cui non succede un granché, mi sembrano retorici esercizi di stile. Ma qui qualcosa succede: il lettore si ritrova invischiato nelle pagine come Drogo nella vita alla Fortezza, e anche se all’inizio ne è annoiato, respinto, e vorrebbe abbandonare tutto per tornare a occupazioni più vivaci e produttive, con il passare dei giorni – e delle pagine – la lettura si fa più veloce, più ansiosa, una corsa contro il tempo. Proprio come in giovinezza il tempo sembra infinito e poi, invecchiando, accelera per poi finire sempre troppo presto, con il nostro carico di sogni irrealizzati, di occasioni mancate, di giorni sprecati nell’immobilismo.

Non è un libro per tutti. Se amate l’azione, o anche solo i romanzi scorrevoli e appassionanti, lasciate perdere. La scrittura limpida di Buzzati conduce in un labirinto di riflessioni e verità scomode che richiedono un certo tipo di animo per essere apprezzate.

S’illude, Drogo, di una gloriosa rivincita a lunga scadenza, crede di avere ancora un’immensità di tempo disponibile, rinuncia così alla minuta lotta per la vita quotidiana.

Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari
Mondadori, 2001 (1a edizione Rizzoli 1940)
202 pagine, 9€
Acquista su Amazon

 

 

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5 Risposte to “Dino Buzzati – Il deserto dei Tartari”

  1. Muninn libri maggio 2, 2013 a 10:43 am #

    Buzzati è il mio scrittore preferito. Non ho ancora osato scrivere una recensione su questo libro perché per me è IL LIBRO, ma lo farò, prima o poi. Per capire questo romanzo in cui non succede niente bisogna ricordarsi che Buzzati l’ha scritto quando aveva poco più di 30 anni e lavorava al Corriere, dove trascorreva giorni e notti a scrivere. Drogo è universale proprio perché è Dino. Parla a noi e parlerà all’eternità della memoria non perché vuole ammonire, ammaestrare o dissertare sugli universali ma perché timido e schivo dice al lettore: “Io mi sono sentito così quella volta, è successo anche a te, vero?”

    • thais.siciliano maggio 2, 2013 a 3:48 pm #

      Sì, ho letto le dichiarazioni di Buzzati sul perché ha scritto questo libro, e direi che nel tuo commento ne hai fornito una sintesi perfetta 🙂

  2. elisa maggio 28, 2013 a 10:55 pm #

    Bell’articolo, molto utile! Stavo facendo le mie belle letture di post pre-nanna, dove lasciare qualche commento, con la speranza di ritorni sul mio blog, quando ho letto questo articolo! Grazie delle dritte!!!

  3. Alessandro maggio 5, 2016 a 9:25 pm #

    Non esagero se dico che Buzzati è il mio autore italiano preferito *_*

    L’angoscia che mi ha lasciato questo libro ci ha messo settimana a passare ma è un romanzo davvero meraviglioso!

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