Jim Carroll – Jim entra nel campo di basket

11 Apr

Possono il degrado e la disperazione far ridere di cuore? Evidentemente sì. Jim Carroll è un narratore eccezionale, anzi, diciamolo con Jack Kerouac: “A soli tredici anni, Jim Carroll scrive meglio dell’89 per cento degli autori di romanzi attualmente in attività”. E probabilmente è vero. Era vero allora ed è ancor più vero oggi. L’idea di un tredicenne che si fa di eroina, alterna le lezioni a scuola con folli scorribande insieme agli amici e si prostituisce con gli omosessuali non dovrebbe fare ridere. Eppure la voce narrante è talmente fresca e genuina che non si può fare a meno di leggere con gli occhi spalancati e una risata in gola. Una risata amara, certo, ma pur sempre una risata. Questo ragazzino intelligente e appassionato di basket ha tutti i numeri per fare grandi cose. E infatti le farà, perché questo è il diario di tre anni della vita di Jim, e Jim è esistito davvero. Ha vissuto una vita completamente sregolata: precoce in tutto, sempre devastato, un vero duro che però riesce a farti stringere il cuore come solo un piccolo bastardo come lui sa fare.

Non c’è spazio per il buonismo, per le regole, per una vita morigerata: sullo sfondo della guerra in Vietnam, con i suoi capelli lunghi da angelo pacifista e maledetto, Jim vive sul filo del rasoio, finendo spesso per tagliarsi. È uno che si fa notare, perché se non ti distingui a che serve fare qualsiasi cosa? E quindi gioca a basket in modo divino, scrive ancora meglio, e più avanti suonerà e canterà tutta la sua disperazione in un gruppo che porterà il suo nome. Canterà di morte e degrado, con quella leggerezza spensierata che ti fa pensare che se ne sbatta e invece no. Jim ha una sensibilità acuta ed è consapevole di avere la poesia dentro.

E per tutto il giorno ho avuto la consapevolezza che da qualche parte nel mio mondo c’era un amore incredibile… e sono triste, perché vorrei spiegarlo a qualcuno ma non posso perché è una cosa solo mia, per gli altri sono solo immagini sdolcinate. E adesso ho nelle vene questo dolore forte, caldo e bello mentre cerco di capire. Erano secoli che non facevo sogni del genere in inverno.

Questo libro è una vera e propria discesa all’inferno: a mano a mano che Jim cresce si parla sempre meno di basket, ci sono sempre meno risate, e Jim va sempre più giù, sempre più invischiato nell’eroina, nella disperazione, nel dolore. Ma senza mai perdere la voglia di essere puro. Non dimentichiamo che i diari sono stati scritti da un ragazzino che aveva suppergiù quindici anni e andava ancora a scuola. Roba da far accapponare la pelle.

Se siete genitori, forse resterete disgustati, amareggiati, terrorizzati. È un libro da leggere dopo aver acquisito la maturità per discernere cos’è giusto e cos’è sbagliato, ma prima che la vita ci privi della maledetta bellezza dell’essere totalmente sregolati. Concludo con un brano che mi ha del tutto devastata, perdonate la lunghezza. Non so se chi non ha ancora letto il libro ne sarà altrettanto colpito, ma le parole di Jim (nell’ottima traduzione di Tiziana Lo Porto) mi sembrano l’unico modo di concludere questo commento.

E così al momento e per sempre mi metto alle spalle quest’ultimo mese, e chiudiamo qui l’argomento. Aggiungo solo che ho chiuso con quelle teste di cazzo di banditi che ti stupravano nelle docce; che quei porci di guardie non mi faranno mai più sanguinare le caviglie; che nessuno s’impiccherà la notte dall’altra parte di un muro spesso quindici centimetri accanto al quale dormo; […] aggiungo solo che avevo trovato un ripostiglio delle scope in fondo al mio braccio dove potermi andare a nascondere dalle scopate orrende e dai cazzi luridi e dagli sguardi tristi e imparare ad amare il silenzio e aggiungo solo che, anche se in quel ripostiglio ci passavo quattro ore al giorno, il riformatorio di Rikers Island non m’ha fatto diventare puro.

Jim Carroll, Jim entra nel campo di basket
traduzione di Tiziana Lo Porto
titolo originale: The Basketball Diaries
minimum fax 2013
208 pagine, 10€
Acquista su Amazon

 

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Una Risposta to “Jim Carroll – Jim entra nel campo di basket”

  1. Stella giugno 27, 2013 a 4:35 pm #

    Personalmente a me è piaciuto “Slam 2000, un’estate sotto canestro”, fra la miriade di storie personali di giocatori e club questo è una mosca bianca perché è un libro sul basket di narrativa per di più comico e italiano. Scoperto per puro caso, è stato pubblicato nel 2008.

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